L'ARTE DI DIPINGERE CON LE PIETRE

MOSAICO FIRENZE: IL LABORATORIO

La lavorazione di un mosaico consiste in una serie di fasi operative che iniziano con la realizzazione del bozzetto tratto dal disegno che viene fornito all´artigiano esecutore del lavoro. Successivamente si procede con la selezione dei materiali ritenuti più adatti per colore e “macchiatura” all´esecuzione dell´opera. Vengono realizzati modelli che servono per suddividere le diverse parti del disegno e applicati sui materiali selezionati, per colorare le forme dei diversi soggetti.

laboratorio

taglio

Inizia ora la parte più propriamente artistica della lavorazione, in quanto alla capacità manuale dell´artigiano viene aggiunta anche la sensibilità nell´adattamento delle pietre alle forme. Il taglio, la modellatura, l´incollaggio dei diversi pezzi che saranno uniti per dare corpo al disegno, sono momenti nei quali l´esperienza dell´operatore unita alla elevata manualità richiedono il massimo dell´attenzione e concentrazione. Uniti i diversi pezzi si procede alla levigatura e quindi alla lucidatura dell´opera. Questa è senza dubbio la fase più delicata: un errore ora vanificherebbe il lavoro di svariate giornate poiché, essendo una operazione ancora eseguita totalmente a mano, solo la sensibilità ed esperienza permettono di ottenere quella brillantezza che esalta i colori delle diverse pietre usate. Quadri, piani di tavolo, formelle, pavimenti realizzati sono testimonianza della tradizione ed esperienza dei nostri maestri artigiani.

"anche una pietra dura vuole essere qualcosa di più"

UN PO DI STORIA

“Veramente che di tutte le cose perpetue che si fanno con colori, nessuna più resta alle percosse dei venti e dell’acque, che il musaico. Ben lo conobbe in Fiorenza ne’ tempi suoi Lorenzo Vecchio de’ Medici, il quale come persona di spirito e speculatore delle memorie antiche, cercò di mettere in uso quello che molti anni era stato nascosto”.

Così scriveva il Vasari. Infatti fu grazie a Lorenzo il Magnifico e a quel meraviglioso momento storico ed artistico conosciuto come Rinascimento Fiorentino, che venne recuperata la tradizione dell’arte musiva. Sempre il Vasari accenna ad un tavolino ordinato da Francesco figlio di Cosimo de’ Medici. Siamo alla metà del Cinquecento. Ancora non si può parlare di commesso in pietre dure ma di una evoluzione dell’opus sectile. Molte opere sono state realizzate in quel periodo un po’ dovunque in Italia. Nella Certosa di Pavia, a Milano nelle chiese di S.Antonio Abate e S.ta Maria della Passione, a Cremona come a Treviso e Venezia, a Napoli come a Roma, a palazzo Farnese, solo per citare un esempio, e così in molte altre città sia in Italia che all’estero.

Fu sotto il regno dei figli di Cosimo che le botteghe granducali ebbero il massimo sviluppo producendo alcuni celebri “studioli” poi andati distrutti. Intanto alcune chiese fiorentine come S.ta Maria Novella e S.Spirito, iniziarono ad adornare alcune cappelle con motivi realizzati in commesso fiorentino, preparando così quella splendida ed unica realizzazione che è la Cappella dei Principi, contigua alla basilica di S.Lorenzo. La qualità e la raffinatezza che furono raggiunte nella realizzazione di questa opera, come in quella dell’altare e di altre opere minori nella basilica di S.Lorenzo, hanno pochi riscontri in altre città. Nei primi anni del XVII sec. furono realizzati anche bellissimi stipi adornati di formelle decorative realizzate in commesso. Sempre in questi anni furono eseguiti molti tavolini, alcuni disegnati dal Ligozzi, i quali andarono ad abbellire le più importanti dimore dell’epoca: quella del duca di Mantova, quella del Cardinale Farnese tanto per esemplificare. Il più straordinario piano di tavolo è senza dubbio quello intrecciato di fiori realizzato dal Monnicca, oggi visibile nella galleria degli Uffizi. Nelle botteghe granducali furono realizzate molte opere oggi ammirabili, oltre che in diversi musei e chiese fiorentine, anche a Monaco di Baviera, a Karlsruhe, a Copenaghen, a Vienna, a Londra, a Madrid, a S.Pietroburgo, a Napoli, a Parigi, a Praga e in molte altre città ancora.
Sull’onda del successo di questa produzione furono aperte “botteghe” a Parigi (quella dei Gobelins), a Madrid (il Buen Retiro), a Praga grazie a Rodolfo II. La bottega granducale operò, trasformato il nome in Opificio, per tutto il XIX sec. ma il destino era ormai segnato come evidenziò il Finocchietti. Molte piccole botteghe continuarono ad operare eseguendo lavori che hanno contribuito a trasmettere il piacere, la tecnica e l’arte del commesso fiorentino.

Florence Mosaic porta avanti questa tradizione nel suo laboratorio dove giovani artigiani guidati da esperti maestri producono manufatti in mosaico di marmi e pietre dure.

"La tecnica del 'commesso in pietre dure', conosciuta anche come 'mosaico fiorentino', fu incentivata nel XVI secolo dai Medici. Il termine 'commesso' deriva dal latino committere (congiungere) tasselli di pietra dura secondo un disegno iniziale."